STAIN “Zeus”

I baresi Stain esordiscono con un album di 11 canzoni intitolato “Zeus”, che raffigura in copertina un pastore tedesco con la catena. Già questo comunica un desiderio di liberazione delle proprie energie. La maggior parte dei brani, come “A machine”, “Disorder”, “Same day” e “The compromise”, sono detonazioni rock dalle sonorità americane degli anni ’00 e primi ’10. Ma mentre queste canzoni sono strutturate in modo tutto sommato normale, e un po’ prevedibile, già con “What will, would be” si inizia a giocare con gli elementi, allungando le strutture e presentando tanti special, oltre a strofe e ritornelli. In “How long” la carica rock c’è, ma nelle strofe c’è un clima sospeso, complice il batterista, che nel suo fraseggio sul rullante alterna battiti forti e deboli, creando profondità dinamica nell’arrangiamento. Il finale poi diventa forte e battuto. “Under the ground” è tra i brani più convincenti dell’album, fra quelli duri. Il lick di chitarra valorizza la tonalità maggiore del pezzo, e un suono di tastiera in loop nel ritornello, caratterizza la canzone in maniera personale, tra reverse e arpeggi allarmati.“Saturday song” inizia con pioggia e chitarra acustica, ma poi si scalda. Dal sabato alla domenica ci sono delle sorprese musicali: “Sunday X” sembra omaggiare la new wave tedesca, utilizzando quel suono synth quadrato che si sente in “Da Da Da” dei Trio. Il pezzo resta sospeso, tra ritmica elettronica e arpeggiatori che dialogano con le chitarre. Ancora più interessante “Better than bitter”, dove la batteria gioca tra fusti acustici e pad elettronici, mentre la voce sovraincisa armonizza e viene effettata con echi. Al posto di un classico crescendo, da un’intensità media si passa a una situazione più morbida e dopo anche a una chiusura di toni. E in seguito, troviamo sequenze armoniche impreviste, che dimostrano la capacità di saper anche sperimentare. Infine, la canzone scelta per essere lanciata con videoclip, è la chiusura dell’album, “Seize the day”. Caratterizzata da un inciso di basso che si fa cantare, anche qui la struttura della canzone non è banale, e sostiene la narrazione del testo. Un buon esordio questo degli Stain, che con “Zeus” propongono del sano rock, non innovativo ma giocato bene nei suoi elementi, e con episodi come “Better than bitter” e “Seize the day” che fanno ben sperare; il primo per la capacità di mischiare le carte, e il secondo per la forza interpretativa e la tensione narrativa. (Gilberto Ongaro)

Fonte: MusicMap


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