PAUL BISS “Quelques coups de téléphone”

Paul Biss è un cantante belga che sostiene di essere nato l’8/8/2008. Forse intende artisticamente, eppure continua lo scherzo dicendo che conquista i palchi a soli due anni, nel 2010. Chi è Paul Biss dunque? Quanti anni ha realmente? Da dove salta fuori? Fatto sta che in Belgio Biss si è fatto conoscere bene, e nell’album “Quelques coups de téléphone” si è avvalso nientemeno che della collaborazione di Dan Lacksman, membro dei Telex, una delle band che a fine anni Settanta, dopo i Kraftwerk, hanno sviluppato l’elettronica nel pop. All’epoca incompresi per la loro vena autoironica, in realtà quel che hanno fatto ha poi influenzato molti artisti a venire. E questo modo di comportarsi ben si addice a quello di Paul Biss, che nei videoclip sembra uno yuppie. Prima di addentrarci nella musica, salta all’occhio anche il suo look impeccabile fino al parossismo, con dei completi su misura che sembrano fodere per divani o tappezzerie, e i mocassini sempre abbinati. Un personaggio insomma, di cui ricordare la presenza scenica mentre si ascoltano le canzoni. L’elemento vintage, visibile nella copertina patinata, in cui Paul parla ad un telefono a filo, si trova anche negli arrangiamenti, che fanno riferimento chiaramente all’electro pop di fine anni Settanta, quell’anello di congiunzione che sta tra la disco delle big band afroamericane, al synth pop dei Depeche Mode. Ad esempio “Biss manipulation”, pezzo dal ritornello incalzante, sembra riporti in auge i suoni di Alberto Camerini. A metà brano compare un organo da chiesa, che poi si incontrerà con la drum machine. Suoni spaziali e abuso di vocoder sparsi nei pezzi, come “La photo de famille”, ma anche piani elettrici nella titletrack. E Paul nei ritornelli spesso e volentieri sovraincide cori in falsetto, come quello che si sente in “Les automates vivant”, sopra un basso sincopato. Nonostante l’approccio spiritoso, i testi non sono stupidi. Contengono diversi giochi di parole (“apparat, apparence”, “lignée bien allignée”, poser à postérité”), ma c’è spazio anche per temi forti, come la “congiuntura economica” e la “ragione strategica” nominate in “Kangourou”. Poi c’è l’intuibile “Lampedusa”, che si affianca alle innumerevoli canzoni dedicate al tema dei migranti che muoiono nel mare, come canta Biss in francese, “vittime della grande illusione”. C’è comunque, nei testi, quasi una fissazione nell’utilizzare suggestioni geografiche significative (il giardino di Babilonia, Cape Canaveral, Eldorado…). Importante nell’unico pezzo non elettronico, “Indignez-vous” per chitarra elettrica pulita e voce, dove Biss accosta i “naufragi universali” a chi fa le vacanze alle Seychelles. C’è anche l’elemento sentimentale, a modo suo, come in “Amour assassines”, dove Paul si cimenta anche in un rap, su suoni un po’ più moderni (ma solo nell’intro). Per chi non è proprio francofono come il sottoscritto, l’elemento che spicca maggiormente è quello musicale, con tutti questi synth lead di tastiera chiaramente analogici, gustosi per noi tastieristi (sono di parte). Nel complesso, “Quelques coups de téléphone” è un album che arriva al momento giusto, poiché può mettere d’accordo i nostalgici di certe sonorità, e i più giovani, oggi così presi dalla retrowave, si veda il clamoroso caso di “Da sola/in the night” in Italia. E, oltre che per Paul Biss, speriamo che possa anche significare un riscatto per Lacksman, visto che i giochi dei Telex, così “alieni” per i suoi contemporanei, oggi sono entrati nella norma e riconosciuti come riferimento leggendario. (Gilberto Ongaro)

Fonte: MusicMap


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