NYLON

”L’indecente” è il vostro primo singolo estratto dall’album “Quasi fosse una tempesta”, cosa vi ha portato a questa scelta? ”Quella “pretesa di cantare una canzone originale” che si declama nel testo de ”L’indecente” per noi è una specie di manifesto. Dovevamo scegliere il nostro primo singolo e ci piaceva che contenesse un’affermazione così decisa. Inoltre il suo ritmo particolare e quelle pentole suonate a mo’ di percussioni ci sembrava ne sottolineassero l’eccentricità. Ora il difficile sarà mantenere questo standard di originalità in futuro!”.

Come è nata l’idea di creare questa band? ”È stata un’esigenza. Io (Filippo, il cantante) e Davide (il chitarrista) suoniamo insieme da molto tempo. Eravamo nati come cover band, ma ad un certo punto le canzoni che stavamo scrivendo parallelamente si sono imposte, come dotate di vita propria. Un progetto di inediti è diventato imprescindibile. Non è passato molto che abbiamo avvertito la necessità di aggiungere uno strumento per dare più carattere alle canzoni. Abbiamo fatto dei tentativi con un violino e poi un contrabbasso, senza riuscire a trovare ciò che cercavamo. Poi il fato ci ha fatto incontrare Adriano e il suo violoncello: le canzoni hanno acquistato spessore e quella punta di originalità che ci ha reso subito riconoscibili sin dalle prime esibizioni. Il passo successivo è arrivato con la registrazione dell’album, in cui abbiamo inserito una sezione ritmica con Fabio Minelli alla batteria e Roberto Re al basso… chissà che a breve non ci venga voglia di un’orchestra intera con tanto di trombe e tromboni?”.

Siete stati eletti vincitori di Rock Targato Italia 2018, ve lo aspettavate? ”Non proprio, è stata una lenta presa di coscienza. Alle prime selezioni non pensavamo al traguardo, eravamo concentrati sulla performance e curiosi di vedere come avrebbero reagito pubblico e giuria. Col passare delle serate abbiamo maturato la consapevolezza che, forse, saremmo potuti arrivare fino in fondo. E quando in fondo ci siamo arrivati… non ce lo aspettavamo, ma lo desideravamo ardentemente e ce l’abbiamo messa tutta!”.

Cosa dobbiamo aspettarci dall’album “Quasi fosse una tempesta”, in uscita a gennaio 2019? ”Un lavoro sincero, di cui speriamo si percepirà il cuore che ci abbiamo messo. Conterrà un pugno di canzoni in cui crediamo molto e di cui abbiamo curato testi, musiche e arrangiamenti in modo maniacale. Sarà un album arrangiato con sonorità più rock di quelle che avevano preventivato. Avevamo pensato ad un album unplugged, finché il nostro sound engineer Fabio Minelli (che è anche un fantastico batterista) si è fatto catturare dalle canzoni e ha proposto di aggiungere delle linee di batteria. Il suo contributo è stato fondamentale, ha aggiunto quella spezia che ha cambiato radicalmente il sapore di quello che stavamo facendo. Una curiosità: quando si incide, tipicamente, si registra prima la batteria e poi tutti gli altri strumenti. Noi abbiamo fatto l’esatto contrario…”.

Quali sono i generi musicali che hanno influito maggiormente nella stesura del disco? ”Questo album è un’istantanea in cui abbiamo voluto immortalare le canzoni che avevamo suonato per anni e che hanno costituito la nostra ossatura: quei grandi classici del rock che abbiamo portato per tanto tempo sui palchi della Lombardia. Non ha influito un genere in particolare, dentro ai nostri lavori ci finisce un po’ di tutto: fra di noi c’è chi viene dalla classica e chi dal metal, chi dal rock e chi dal cantautorato. C’è chi è appassionato di jazz e chi di blues. Punkettari mancati e gitani impenitenti. Quando ci troviamo per provare tutto finisce nel calderone e il risultato è sempre… beh, questo lo lasciamo decidere a voi”.

Fonte: MusicMap


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