CARMONA RETUSA “Solo un po’ di terra e un albero sopra”

Si chiamano come una pianta tropicale ma sono velenosi. I Carmona Retusa, con il loro primo LP “Solo un po’ di terra e un albero sopra”, scuotono l’aria con nove brani per poco più di venti minuti, brevità tipica nell’hardcore. Il muro del suono costituito da chitarra, basso costantemente distorto e batterista che abusa dei crash, crea una situazione noise dove vengono urlate frasi amare e dure, con una voce che accosta alla rabbia una punta di beffardaggine. I Carmona Retusa omaggiano il celebre e compianto fumettista Andrea Pazienza, con il primo pezzo “Pazienza” dove in maniera irrealistica un figlio cresciuto “minaccia” i genitori di tornare con loro: “Ciao mamma sono tornato per sempre (…) ho finito di scherzare, di drogarmi (…), voglio la mia stanzetta per farmi dei nuovi amici, venire al mare con voi ma solo se sono buono!”. La voce prende poi i panni della madre delusa in “Risposta”: “L’hai ereditata da me e da tuo padre la bruttezza che hai dentro. Sei nato sbagliato”. La velocità aumenta ulteriormente con “Caos” (presente anche su YouTube con un titolo diverso e significativo: “Cosa abbiamo ottenuto strisciando”). Qui si entra nell’inferno, tra “Mefisto morto di fame”, puzza di zolfo e un cuore cucito, “costretto a sentire il proprio battito”. Nonostante questo, il ribelle non intende arretrare di un passo, consapevole del proprio destino liberamente scelto: “Sono debole e stanco ma continuerò a vivere ognuna delle mie decisioni sbagliate”. E come il bambino bullo che prende a calci il tuo castello di sabbia, arriva l’oscura “Piangere”: “Quando penserete di riuscire a sorridere, noi vi insegneremo a piangere”. Questa ostilità è motivata da una volontà di colpire i gangli della società e delle convinzioni comuni sull’esistenza, che saranno esplicitate nel pezzo di chiusura, ma andiamo con ordine. Adesso lo sguardo si svolge all’interno di una coppia con “Carne”, perché anche lì si può nascondere qualcosa di spaventoso: “Io ti assicuro che certe volte hai paura di me, perché sai che puoi fidarti”. La band a volte esegue dei cambi di tempo all’interno dei pezzi, volti ad aumentare l’impatto sonoro. “Scavato” è una prova di resistenza contro il tempo e le volontà avverse e immutabili; gli effetti di questa lotta però si vedono nel corpo: “Sono le piaghe di un malato (…) io mi batterò finché dalle ossa non si stacchi la carne”. Chi prova un’ingiustificata paura per la luna, chiamata selenofobia, temerà anche la canzone “Selenofilia”, dove emerge l’urgenza espressiva: “Chiedo scusa per il disordine, oggi ho avuto molto altro da fare (…), domani potrei non aver voglia di parlare”. Ed eccoci al gran finale esistenzialista: “Rei”, dove, per chi non la pensa così, la coscienza di Sé viene rovesciata: “Le cose che io possiedo sono una vita, uno spirito e ciò che lo racchiude, il corpo. Chi è costui? Sono io! Cosa sono io?”. Quindi noi stessi non saremmo il nostro corpo, che sarebbe solo un mero contenitore. E dopo questo pensiero spirituale, arriva il paradosso: “Io, una cosa creata da Dio. Dio è una cosa creata dall’uomo”. Evocando vasti paesaggi di montagne e il sangue dell’uomo in una visione pànica, la percezione di sé si estende e si confonde, e la canzone si conclude con lunghi feedback trascinati oltremodo, che portano nel finale a spostare “l’io” al posto del tu. Infatti, una voce che compare da lontano, che sembra separata dalla traccia audio, sussurra: “C’è qualcuno là fuori, al di là della sala, chi sei tu?”, e con tutta probabilità, quel “tu” è lo stesso “io” di prima, che si è distaccato da sé. Se l’obiettivo dei Carmona Retusa era quello di spaventare e scioccare, con questo esordio in studio è stato pienamente raggiunto. Quando la psicologia incontra l’hardcore, il risultato è devastante. (Gilberto Ongaro)

Fonte: MusicMap


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